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Il Dr.Psycho dice che sono uno pseudopodo di macrofago
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lunedì, 29 giugno 2009
Un caffé in apnea

Siccome fu Badoglio a far cadere il governo del duce e non i partigiani, trovo tra il patetico e il tragico che i piddini vaticinino il tracollo p.v del demente erotomane viagrizzato xtreme a loro favore. Certo, Bocchinopoli farà la sua parte come la fece il Pool di Milano a suo tempo anche se con metodi meno nobili e fini assai più oscuri a partire dai mandanti, non i papponi ma coloro che stanno loro dietro, vale a dire i creditori, quelli cioè che avanzano qualcosa da Pisellino Triste in Tiro Chimico, e quel qualcosa che avanzano non sono carte da cinquecento, ma promesse non mantenute, equilibri d’interessi mal posizionati se non fatti frantumare intenzionalmente sul pavè del ghe pensi mi, compensi in valuta di potere non corrisposti, pericolose incrinature con gruppi egemoni che hanno determinato frizioni a temperature di fusione dei comuni interessi, ma anche altre cose minori che hanno provocato irritazioni e malumori in un crescendo di brusio alla corte di sua altezza il nano. Il brusio ha preso forma in questo protocomplotto che lo lavora ai fianchi quotidianamente rincarando sempre più la dose, è una cosa pianificata che nelle prossime settimane lo lascerà solo e attorniato da quei cani feroci che ha allevato con tanto zelo, e che se lo sbraneranno.

C’è una linea di partenza dietro la quale si stanno allineando i concorrenti man mano che questa consapevolezza aumenta, si affilano le armi e si preparano strategie più o meno complesse in vista della successione e della spartizione dell’impero (non solo) mediatico che tanto renderà sul piano del consenso assieme alla paura e la menzogna da esso dispensata.  Di fatto sono gli interessi economici che rivogliono la loro parte disattesa e vista la loro propensione al profitto ora vogliono di più.
Piccole anticipazioni sulle modalità e i partecipanti di questa corsa mi sento di potervele dare utilizzando un parametro campione del sistema paese: la mia città, Padova.

Guardatela bene com’è composta, la giusta dose di clero, botteghe e borghesia sia di sinistra che di destra, ricca ma non opulenta, collocata al nord est, università e vita culturale vivace, industria del divertimento e società animata, immigrati e insicurezza ben calibrati con qualche estremismo politico mainstream per una percezione di sottile tensione sul territorio, moralista e puttanesca al contempo, gestita con rigore in odor di democrazia partecipata, ben bilanciata nei poteri che la dirigono e protesa verso il proprio avvenire nonostante l’età media degli abitanti che corrisponde peraltro a quella nazionale.
Cronologicamente parlando, dopo un disastroso quadriennio di paralisi amministrativa e scelte demagogiche quando non esplicitamente criminali del pdl, rientra l’ex sindaco pdìno che con un colpo al cerchio, uno alla botte mezza piena e uno alla moglie ubriaca per tacer del prete, e tra l’equidistanza e l’apparenza governa a pieno regime fino al termine del mandato.

Ed ecco ciclico reset, le elezioni comunali (o la morte del nano):  La destra candida l’Uomo Vincente, un dentista, bel sorriso, bella faccia nonché campione olimpionico; la copertura mediatica è impressionante, sulle reti locali, sui giornali, con conferenze stampa in hotel in, con incontri e serate di appoggio a base di musica da pianobar, karaoke, buffet offerto, bunz bunz e inviti al voto con toni tra la curva da stadio e le televendite di Wanna Marchi accompagnate da urla entusiaste della folla. I contenuti sono la sicurezza, la famiglia, contro la droga, via gl’immigrati, il Padova in serie A e via i comunisti che hanno rovinato la nostra bella città. Il coordinatore di queste perle di comunicazione e probabile futuro assessore alla sicurezza è l’odorevole Pippuzzo Ascierto, ex maresciallo dei carabinieri, ex presidente della confederazione nazionale agenzie d’investigazione private, ex coordinatore della formazione di un gruppo di parlamentari di Alleanza Nazionale e di altri partiti di centrodestra che si dispose nelle piazze di Genova, durante il G8, a fianco di polizia e carabinieri di cui poi ebbe a dire frasi come: “Forse se ci fosse stato qualcuno più esperto, ne avrebbe ammazzato più di uno.”commentando l’omicidio di Carlo Giuliani, o “Non dormano tranquilli, perché noi li andremo a prendere uno per uno. Uno per uno!” riferendosi ai manifestanti. Questo il personaggio dietro alla bella faccia del dentista, peraltro totalmente incapace di formulare un ragionamento politico che non fosse uno slogan. Al primo turno un sostanziale testa a testa, a cui segue una frenetica ritessitura a maglie strette degli interessi che regolano la società cittadina per il pd, e slogan sempre più urlati dalla tifoseria opposta con annesse bestialità tipo sono un dentista cattolico e i barconi vanno rispediti indietro.
Al ballottaggio vince il sindaco uscente con il 52%.

Ora guardatela meglio questa città, come se fosse la vostra italia in miniatura e tenete bene d’occhio la linea di partenza della nazione quando il nano sprofonderà dentro i propri tacchi, perché chi erediterà il potere mediatico con tutte le strategie ad esso connesse non saranno di certo le inette anime candide del piddì, ma chi spingerà di più per accaparrarsi tutto con tutti i metodi.
Qui poteva andare peggio, ma per il resto del paese non so come andrà.

...va farneticando in giro Jojoy a 15:53 | link | commenti (12) |
ad alzo zero

giovedì, 28 maggio 2009
Io e il mio Cugino Strano


Tutti i fiumi vanno al mare,
mentre il mare mai si  colma:
Se ne vanno verso dove
procedendo son diretti.

Qohelet 1.7

Che Cletus sia mio cugino pare cosa assodata, anche se non si capisce di che ordine e grado, e neppure quanti anni abbia; da bambino quando mi apparve davanti per la prima volta tendendomi la mano per presentarsi gli avrei dato sui trentacinque, qualche anno dopo lo rividi e mi parve più giovane. Quando ho cominciato a chiedere ai parenti le origini di Cletus, nessuno mi ha mai saputo dare una risposta decente, di lui si narrano cose incredibili, che abbia fatto l’autostop da Padova a Kathmandù nel ’63 e sia tornato anni dopo a bordo di una Due Cavalli arancione insieme ad una biondona del nord Europa, si dice che sia stato militante in Germania e che abbia riparato nei Paesi Baschi a metà degli anni ottanta per poi andarsene in Irlanda, ma se si chiede ai parenti più anziani loro sostengono che lui la Resistenza l’abbia fatta davvero sulle montagne quassù e che fu, al tempo, un Ardito del Popolo, coraggioso come un leone, fiero, impavido e bellissimo, con i folti capelli al vento sulle barricate, come ritratto nella foto ingiallita che mia nonna pescò da una scatola di latta piena di ricordi di un altro tempo, ma nonna Cletus quanti anni ha? le chiesi, lei mi fissò da dietro gli occhiali che le facevano gli occhi più grandi, Cletus è giovane, non lo vedi? Avrà venticinque anni, "ma nonna, la foto è del ’22, ora quanti anni ha?" Te l’ho detto mi rispose riponendo foto scatola e ricordi in alto sullo scaffale, venticinque trent’anni al massimo e adesso vai a giocare che fuori c’è il sole. Col tempo ho imparato a non chiedere di Cletus e aspettare che fosse lui di persona a darmi qualche spiegazione, ma spiegazioni su di sé lui non me ne ha mai date, in compenso mi ha insegnato molte cose, in fugaci incontri inaspettati, con brevi battute, saggi consigli, occhiate eloquenti, o passandomi un libro in mano tra la folla al mercato dileguandosi e voltandosi appena per farmi un occhiolino d’intesa. Durante lo sgombero della casa di mia nonna buonanima, mio padre trovò una lettera in cui Cletus, tra le tante cose, diceva di lasciare la spada asburgica di cui si era impadronito e con cui era fuggito dal campo di prigionia nel ’17, proprio a me, e tra le tante carte che saltarono fuori in quei giorni diverse parlavano di lui: una mia prozia nel suo diario scriveva del dispiacere per la perdita della giubba rossa da garibaldino dopo che la casa nel ’45 venne saccheggiata da tedeschi e sfollati, un caro ricordo di Cletus che combatté per l’unione d’Italia, la sua figura compariva in foto su alcuni ritagli di giornale ingialliti della fine degli anni ‘60 in manifestazioni dove lui teneva una bandiera o un microfono o semplicemente il pugno alzato per un assalto al cielo, trovammo pure una specie di medaglia al valore datata 1936 con una scritta in spagnolo sotto la sigla CNT delle Brigate Internazionali Anarchiche e anche una lettera di presentazione firmata da un ufficiale dell’aviazione inglese nel  ’44 della quale il latore, tale Ladislao Wermann, altri non era che Cletus, candidato ad infiltrarsi nelle file naziste con competenze di sabotatore, dinamitardo, guastatore e incendiario, dentro la stessa busta trovammo i relativi documenti d’identità, patente e passaporto tedesco squisitamente falsificati.

Cletus apparve poco nella mia infanzia, sporadicamente durante la mia adolescenza , ciclicamente e spesso sorprendendomi nel corso della mia gioventù. A bordo di un Bedford sfondato mi tirò su in autostop in Austria mentre me ne tornavo dall’Olanda senza più una lira. A Barcellona, sulle Ramblas, nel suo chiosco vendeva fiori e buon ciocco, mi ospitò una notte a casa sua, una soffitta che si affacciava su Parco Guell, dove parlammo molto, sostanzialmente di me. Me lo ritrovai abbracciato stretto e ubriaco quanto me sotto la porta di Brandeburgo nel capodanno dell’89. Altre volte fu solo uno sguardo, altre a camminare nella notte in silenzio per le vie deserte della città scambiandoci qualche battuta e altre a parlare fitto per ore come due vecchi amici. Lo riconobbi in varie spoglie in altri posti, e in quelle mi fece solo un cenno d’intesa, spesso era in compagnia di altre persone o camminava molto velocemente verso qualche meta. Vestito da mendicante un giorno mi afferrò per un braccio e con la scusa di chiedermi la carità mi passò un numero di telefono, fu una buona dritta lavorativa. Me lo ritrovai come vicino d’ombrellone a ferragosto, mi fece l’occhiolino dello specchietto del taxi che conduceva, fu il cameriere che mi mise sotto il piatto un dvd zeppo di ottima musica, e qualche dato sensibile.

L’altra settimana ero in moto fermo al semaforo di fronte a tutte quelle facce e simboli da campagna elettorale inoltrata e mi domandavo sconsolato se ci sarebbe stata una strada per uscirne fuori, quando mi si affianca una vecchia Guzzi rosso fuoco, sotto il casco e gli occhialoni Cletus mi guarda beffardo e mi fa, "E chi l’ha detto che non c’è?" Non faccio in tempo a rispondere, Seguimi, dice, dobbiamo parlare. Ingrana la prima e col verde partiamo paralleli verso i colli e dalla provinciale, alla statale, ai tornanti restiamo perfettamente paralleli, trovando sempre i semafori verdi, nessuna auto davanti, scalando le stesse marce nello stesso tempo e inclinandoci in un'unica sincronia perfetta di equilibri, valvole, bielle, aspirazioni ed intenzioni, verso strade che portano sopra la caligine umana e ben oltre il rumore bianco delle parole inutili.

...va farneticando in giro Jojoy a 17:25 | link | commenti (20) |
il mio cugino strano

mercoledì, 20 maggio 2009
Pour parler


In fatto di temperature se questo è maggio, non oso pensare cosa possa essere luglio. Per fortuna che il governo ha decretato che il Global Warming è tutta un’invenzione di ambientalisti comunisti, nemici del progresso e disfattisti disubbidienti violenti  e saccheggiatori del pubblico senso della comune normalità.

 

In vista delle prossime consultazioni i  banchetti dei vari partiti sorgono come funghi in tutti gli angoli della città, se ne vedono di tutti i colori che poi son sempre quelli: bianco, rosso, verde e azzurro. Che se li mescoli insieme vien fuori marrone.

 

Ho sputato più che platealmente (emkhrrùmpf..croackk-pthùàah! [spciàk!] )davanti al banchetto a quelli de la destra. Ci tenevo a farvelo sapere.

 

Forse (ma forseforse) voterò alle comunali, quindi, visto che ci sono, per le europee potrei mettere la classica fetta di salame e scrivere mangiatevi pure questa, e sulla scheda delle provinciali la fotocopia di un volantino delle bièrre ciclostilato nell’81. Così per il gusto del vintage.

 

C‘è sta tipa, che diventata vedova all’età di 72 anni del marito generale dell’esercito ha riscosso una notevole eredità che si è sputtanata facendosi rifare tutta dal capello all’alluce, praticamente un mostro di chirurgia plasticosa, botox e innesti + siliconi e altre cose innominabili. E’ una specie di Michael Jackson al contrario, invece di avere le labbra sottili c’ha due gommoni, invece del viso magro ce l’ha gonfio dall’interno con gli zigomi esageratamente alti e i capelli cotonati, veste con abiti giovanili e sgargianti e deambula su tacchi camminando punta-tacco anziché il contrario. Oggi l’ho vista in abiti primaverili che camminava con le stampelle e su scarpe ortopediche, con le gambe grigio-bluastre di vene varicose, le braccia con la pelle che si desquamava, una tetta (fintissima) più alta dell’altra, il collo di una gallina spennata sul quale poggiava la sua facciona di vetroresina e poliestere parzialmente occultata da grossi occhiali da sole attraverso i quali si intravedevano ecchimosi, abrasioni e segni inequivocabili del cedimento strutturale globale e della faccia che si sta staccando dal cranio. In tributo a Brazil  fino ad oggi la chiamavo Sig.ra Complicazione della complicazione, ma dopo averle visto addosso stamattina l’adesivo del candidato del centrodestra, d’ora in poi sarà la Sig.ra Il nuovo che avanza.

 

In giro comunque è un tripudio di robe rosa che si muovono sinuosamente sotto vesti velate, occhieggi, ammiccamenti, sandali, tanga, tacchi e altre cose che mica mi fanno star bene, cioè lipperlì sì, ma poi soffro. Tantissimo.

 

A conti fatti son cinque mesi che cerco un’amante.

 

Si è rifatto vivo dopo anni il mio cugino strano, nei prossimi post ve ne parlerò.

 

Ho fatto la cazzata di mandare Nitro e Glicerina insieme da soli a prendere 10 euri di gelato. Se ne sono tornati con una vaschetta che quando l’ho aperta ha fatto luce, neanche che il gelataio si chiamasse Albert Hoffmann: gusto Puffo (blu elettrico), smarties (policromie assortite), Nonsocosa (giallo lesione della cornea), Mashmellows (si muoveva),  Dragonball (rosa antico col luminol), Stargate (verdino fluorescente con meteore elettriche di liquirizia fusa), Ponyo (arancione saturo con venature fuxia) e cioccolato (traumatizzato da tutta quella compagnia di scoppiati).

Comunque stamattina ho fatto una cacca normale, marrone, non luminosa.

...va farneticando in giro Jojoy a 16:04 | link | commenti (18) |
half man half boy

mercoledì, 06 maggio 2009
Live slow, die full


Quasi quotidianamente alle quattro e venti precise, alla gelateria vicina al Pio Albergo Relitti Umani di Santa Moribonda, arrivano la Derma, la Ilde e la Wilma che in tre fanno quasi tre secoli; la prima è spinta sulla sedie a rotelle da una teutonica e tettutissima tutrice (TTT) seguita dalle altre due, una col bastone e l’altra col carrellino deambulante. La TTT fa accomodare le due sulla panchina all’esterno e le parcheggia la Derma a fianco, poi fa loro il predicozzo: poco gelato che il colesterolo, le extrasistole, i valori epatici e ricordarsi le medicine, poi dice ci vediamo tra un’oretta, loro annuiscono facendo sisisisì.
Eclissata la tutrice, la Wilma si alza con un gemito e col suo carrellino entra in gelateria, le altre due in religioso silenzio fissano protese e concentratissime attraverso la vetrina le fasi dell’acquisto passandosi la lingua sulle labbra in un riflesso pavloviano, la vecchia esce dopo un po’ con robe tipo coppe da sei euro, nafte fuori misura o coni talmente farciti di trigliceridi, panne e mascarponi da far strinare secco un porcello all’ingrasso.
Finché non sono tutt’e tre sedute non cominciano, il segnale di via lo dà la Derma con un occhiata, seguono lunghi minuti di silenzio interrotto da qualche biascichìo e schiocco durante il quale le tre parche si immergono a capo chino nel gelato fino a ripulire perfettamente la coppetta, vaporizzare il cono o raschiare l’ultimo fondino di nafta. Finiscono sempre contemporaneamente e all’unisono sulla loro faccia sorge l’espressione della completa beatitudine da nirvana raggiunto con l’accostamento malaga, lampone, mascarpone, cioccolata, tiramisù e panna, con sopra le ciliegine sciroppate Fabbri.
Le tre fissano in silenzio il vuoto davanti a loro con aria ebete e soddisfatta per un po’, poi lentamente si riprendono e dopo un impercettibile scambio di occhiate la Ilde si guarda attorno a 360° e dà un cenno di assenso, nessuno di pericoloso in vista, quindi la Wilma fruga nella borsetta e tira fuori un pacchetto di Marlboro da dieci e guardinga si caccia una sigaretta in bocca che accende con un fiammiferone da cucina fissando la brace che avanza ad ogni suo tiro che neanche un capo indiano, poi passa alla Derma che agguanta la sigaretta e tenendola fissa sulle labbra come se se le tamponasse tira come un mantice per poi passare alla Ilda, lei borbotta un po’ che c’é una brace lunga tre centimetri, e perfino la abbassa con due colpetti e una leccata alla cartina alla base della brace e poi anche lei tira fino al filtro che neanche al  Kingston Porri Awards quindi con rapida mossa lo schiaccia sotto il tacco.
La Derma si cala i pasticconi per la pressione e la Ilde le gocce per qualcos’altro e poi cominciano a parlottare fittofitto, ogni tanto scoppiano in una risata sguaiata fino a quando non vedono arrivare la TTT riflessa sulla vetrina e allora si zittiscono assumendo un’aria compita e annoiata, alle sue domande rispondono spudorate di aver mangiato solo una granita alla menta in tre, ma non era mica buona, la TTT sorridente comincia a spingere la Derma, le due si alzano e quando la tutrice è un po’ distante si tirano un’occhiata e una fa all’altra, Tanto gavémo da morire, che al manco morìmo contente...
...E cò a pansa piena, aggiunge l’altra appoggiandosi sghignazzando al carrellino.

...va farneticando in giro Jojoy a 17:10 | link | commenti (25) |
half man half boy

mercoledì, 29 aprile 2009
Fronte del porco


Ce lo meriteremmo proprio quello di finire coi bubboni sotto le ascelle e la febbre a quarantadue, grufolando grati della pastura che ci propinano: tipo il  premier a reti unificate comunica che tutto va bene dalle corsie di qualche sanatorio dove controfigure mediaset ostentano salute in ripresa mentre le città sono cimiteri teatro di inenarrabili violenze e abbrutimenti umani, il tutto ben celato dai media che parlano di pacificazione e di come l’italia abbia superato la sua storia con la Nuova Concordia Nazionale.
Sempre comandate da bertolaso ci saranno eroiche squadre della protezione civile addette ad isolare l’epidemia coi lanciafiamme e bombardamenti mirati al fosforo sui focolai altamente urbanizzati che, previa denominazione dei siti come di carattere strategico per la nazione e quindi sotto legislazione militare, saranno sconnessi prima dalla rete elettrica e comunicativa, poi fisicamente tramite cortine di ferro e cavalli di frisia ed infine azzerati in una notte o poco meno.
La crisi sarà un po’ più lontana e  il premier sfiorerà l’indice di gradimento del 500% in quanto parte della popolazione avrà assunto la fisicità degli inerti cimiteriali da impastare nel cemento per la costruzione delle nuovissime New Town a norma antisismica e antistupro.
Tesseranno lodi sperticate giornali come il corriere che dopo aver concesso per anni le proprie pagine al puro odio fallace, dopo aver tirato la volata a politici inetti o malavitosi e contribuito zelantemente ad insabbiare o ignorare palesi verità, troverà finalmente la propria linea editoriale nella sua più pura vocazione del servo consapevole del suo ruolo di difesa del padrone.
Conseguentemente non sapremo se all’estero tutto sia sotto controllo per la capillare distribuzione di farmaci che da noi  non avviene dato che gli interessi di farmindustria, la cui presidentessa è moglie del ministro della sanità, troveranno inaspettate convergenze con le Lobby Ecclesiali della Consolazione dalla Disperazione, e della vendita a costi più che maggiorati dei farmaci prodotti a S. Maria Capua Vetere da amici di amici e dai dubbi effetti terapeutici. Lo stesso ministro in quanto anche ministro del welfare sbandiererà tronfio la fine della disoccupazione, il conseguentemente abbassamento del costo del lavoro a beneficio dei confindustriali, e per la gioia delle minoranze identitarie la scomparsa dell’immigrazione sia clandestina che regolare per ovvie ragioni pandemiche, ma di ciò non vi sarà menzione a giovamento di notizie più degne di un vero paese libero che può parlare liberamente di figa, pallone, auto e gossip, senza tralasciare le piccole malizie della classe dirigente sulla quale imbastire dotti approfondimenti nazional popolari dal sapore soap.
Non esisterà più dissenso in quanto imputabile del delitto di Cospirazione a Fini di Diffamazione verso un Governo Libero Democratico ed Eletto dal Popolo e punito con severità in campi di sepoltura delle vittime ufficiali della febbre, che dopo la protesta dei porcari cambierà nome in Peste Rosa, cosa colta subito al balzo dai pubblicitari che penseranno bene di commercializzare dei simpatici gadget rosa in vendita a modico prezzo, ma solo su mediashopping.

...va farneticando in giro Jojoy a 14:36 | link | commenti (17) |
ad alzo zero

lunedì, 20 aprile 2009
Hight Brain Train


E tu sarai il pretesto
per approfondire
un piccolo problema personale
 di filosofia


Il treno è uno di quelli locali macilenti a due piani che si fermano ad ogni pisciata di cane in stazioni minuscole annunciate all’altoparlante direttamente dal capostazione, per poi ripartire tirando le marce del diesel e sballottandomi sul mio posto in alto, preso per abitudine più che altro, dato che prima del Proibizionismo Salutista Totalitarista era la zona fumatori.
E così da fumato ex fumatore me ne sto appollaiato al mio posto osservando i miei pensieri svolgersi e dipanarsi leggeri e fluidi senza che io vi eserciti nessun controllo diretto, connessioni, sinapsi, accostamenti e similitudini.
Il pensiero di partenza è il Tempo perché a Venezia mi sarei voluto fermare molto di più e perdere anche l’ultimo treno e girovagare come facevo un tempo, perdendomi per ritrovarmi stupito in posti poco reali e parecchio magici, posti che in quella mappa mentale fatta di canali, calli, campi e campielli, difficilmente trovi da lucido, sobrio o semplicemente raziocinante. Tempi di scorribande, quando le possibilità che si aprivano a ventaglio sul futuro mi osservavano dandomi quell’ebbrezza frattale che si perpetuava seppellendo l’assoluta mancanza di certezze reali, che poi, senza che me ne accorgessi, si sono insinuate negli anni a venire come particelle e hanno composto una struttura sulla quale oggi mi muovo nella mia vita di incredulo uomo maturo.
E non c’è nessun rimpianto o nostalgia, solo una cristallina presa di coscienza della funzione del tempo che fluisce come la corrente di un ruscello, ed è morbida la sensazione di un passato che si scioglie nel presente regalandomi una dolcissima melanconia liquida che mi dà un osservatorio privilegiato sulle molte rigide certezze che talvolta ci accompagnano nella nostra esistenza. Una fra queste quella del proprio metro di misura a misura del mondo e delle persone, e della banalità con cui ci se ne libera semplicemente immedesimandosi nelle realtà che ci circondano e comprendendole, belle o brutte che siano. Banale, ma non sempre facile: immedesimatevi in persone incapaci d’immedesimarsi nell’altro, e magari affatto infelici della mancanza d’empatia umana poiché appagate da una realtà costituita da immaginazioni di altri che vengono loro proposte, e che acquisiscono come proprie, o più semplicemente acquistano come prodotti.
L’Utente di Realtà Certa e Sigillata.
Di qui poi saltare a piè pari sulla speculazione tra reale e simulacro imposto da persuasori più o meno occulti e sulla capacità di riconoscere entrambi e sapersi muovere sui propri desideri vitali e non su quelli monetizzabili è facile, ed è ancor più facile abbarbicarsi in concettualizzazioni sulla realtà sorvolando Matrix, ma non sull’idea di rivoluzione che nasce dalla necessità collettiva, sempreché la natura di collettività permanga e non venga frazionata e rinchiusa in singoli segmenti umani privi di contatti tra loro, come effettivamente la persuasione tenderebbe a disegnare: piccoli nuclei umani spaventati dagli altri e comunità escludenti di stampo religioso, neoentità geografiche o eserciti di singoli depressi e frustrati nel non trovare nel simulacro il fine dei loro volere primario, resi quindi violenti e aggressivi al soldo di chi li vuole combattenti a buon mercato nel ricercare l’identità del nemico per ritrovare la propria.
E così la necessità può farsi mito nel Singolo Consapevole che fa saltare l’ultimo cardine che tiene l’impalcatura, svelando alla collettività la meschina farsa del potere e le immense potenzialità umane dell’intelligenza collettiva; ma anche che il mito venga bypassato da questa tecnologia che garantisce la comunione delle idee umane e le decuplica alla enne su base logica, cosa che spiegherebbe il perché dell’accanimento che la mediocrità medioevale del potere le riserva con tale fervore censorio in quanto potenziale tensiostruttura sulla quale sviluppare una coscienza umana universale versione.02. totalmente libera da condizionamenti economici e religiosi. Forse niente di nuovo sotto il sole, ma il pensarle così concatenate mi ha dato la netta sensazione dell’illuminazione, del distacco netto da questa palude di miserie umane, e la percezione che dietro il velo delle realtà forzate ve ne sia una semplice e costruttiva a cui l’umanità tende se non si facesse sempre infinocchiare da quei soliti venditori di niente al cubo.
Ed ero così astratto nella guida del treno dei mie pensieri che al controllore invece del biglietto ho consegnato spensieratamente la patente, al suo sguardo interrogativo volevo spiegargli tutta la storia , ma la desertificazione del palato mi ha concesso solo un ehm e qualcosa, mi ha obliterato il biglietto scuotendo la testa e poco dopo siamo arrivati in città.

Poi me ne sono tornato a casa in bici dalla stazione senza mani e senza fanale, fischiettando.

 

...va farneticando in giro Jojoy a 10:01 | link | commenti (17) |
half man half boy

giovedì, 16 aprile 2009
Prima di parlare, taci.


E infatti me ne sono stato zitto, senza fare minuti di silenzio né post titolati: E' il momento di tacere, perché non ho da dire niente di niente, stanno dicendo tutto loro, se la cantano, se la ridono e se la suonano, si applaudono da soli e guai a chi dissente. Ho trovato gente che ha scritto cose molto sensate e le ho rebloggate sul Tlumbr.
Sono stato parecchio lì in questi giorni, sulla dashboard, a veder piovere notizie, commenti, idee, vignette, opinioni, immagini e altro, ho letto, seguito i link, spesso ho rebloggato, talvolta ho approfondito per i fatti miei prendendo la tangente dei suggerimenti e scoprendo un libro da leggere da una citazione, una nuova invenzione da una foto pubblicata, un’idea da uno scambio di battute. La dashboard del tlumbr è una finestra tutta speciale aperta apposta per te sulla torre del tuo castello sulle nuvole da dove vedi tante cose.
 

La primavera comunque mi si presenta sempre inaspettata: la settimana prima è maglione e quella dopo è maglietta con l’ascella pezzata, ed è subito acquazzone e diocan neanche un portico per ripararsi da ste secchiate, poi sole di nuovo e la mattina dopo nebbia, e poi sole ancora. E uccellini, fiori, anatomie femminili e cose di primavera che sapete anche voi e sulle quali non mi dilungo.
 

Ho passato anche una serata in un bar all’aperto con splendida vista cavalcavia a bere grappe con vecchie conoscenze e ad insultare bonariamente Tajavent che veniva apostrofato ogni due per tre con l’appellativo di mona. Poi alle tre l’ho portato a casa sfidando apertamente etilometri e sanzioni amministrative e l’ho salutato con un sentito ciao mona.
Che cosa non si fa per un amico.
 

Mi sono anche rotto le uova a pasqua facendo di necessità virtù e pranzando con la mia psicofamiglia nativa, rimanendo obliquo alle loro altezzosità borghesi e i paraocchi foderati di democraticissimo progressismo, grazie al quale la loro generazione ci ha lasciato in questa bella merda di paese.
Grazie pà.
Grazie mà.

 

Pasquetta l’abbiamo passata in intimità io e me, prima a passeggiare per le stanze, poi a fare un po’ di verde in terrazza e quindi pedalatona sull’argine a schivare i gitanti pasquattani tipo videogames, peccato che alla bici mancassero i laser disintegratori. La serata l'ho dedicata alle mie migliori aspirazioni e relativo ciabattamento ciondolante dal divano al frigo e viceversa, con soundtrack del lettorino collegato a microcasse spaccadecibel e playlist che piluccavano brani di nuove uscite discografiche scaricate con estensioni puntotorrent.

...va farneticando in giro Jojoy a 16:38 | link | commenti (7) |
half man half boy